Responsabilità Sociale d'Impresa

Rendicontazione

La fase di rendicontazione. Il Bilancio di Sostenibilità  

 
La fase di rendicontazione dell’operato dell’impresa sul fronte della sostenibilità è fondamentale. Allo scopo di tutelare e promuovere la reputazione aziendale è necessario evitare deprecabili e controproducenti fenomeni di Greenwashing e Social Washing. La rendicontazione deve possedere adeguate caratteristiche di trasparenza e credibilità ed essere redatta e presentata secondo standard internazionali universalmente riconosciuti.
 
 

Gli obblighi legislativi in UE e in Italia

 
Per stimolare e supportare questo percorso L’Unione Europea, con la Direttiva 2014/95/UE, attuata in Italia dal Decreto Legislativo del 30 dicembre 2016, n. 254ha introdotto un fattore di ammodernamento rilevante nella comunicazione d’impresa imponendo la diffusione delle informazioni di carattere non finanziario da parte di alcune imprese e gruppi di grandi dimensioni.
Per il momento , in Italia, sono solo le grandi imprese con oltre 500 dipendenti e un fatturato superiore ai 40 milioni di euro (o, in alternativa, un attivo di stato patrimoniale superiore ai 20 milioni) ad essere obbligate a redigere a partire dal 2018 e con riferimento all’esercizio 2017 questa “Dichiarazione non finanziaria” , consistente in un vero proprio Bilancio di Sostenibilità da allegare al tradizionale bilancio d’esercizio, che deve rendicontare l’operato dell’impresa sul fronte ambientale e sociale, della gestione delle proprie risorse umane, del rispetto de diritti umani e della lotta ai fenomeni di corruzione.
Il Decreto prevede la rendicontazione delle attività di impresa in una misura necessaria ad assicurare la comprensione dell’andamento, dei risultati e dell’impatto e della stessa in relazione ai temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani e alla lotta alla corruzione attiva e passiva.
E’ noto in ogni caso che recenti discussioni nell’ambito del parlamento UE puntano ad abbassare la soglia dimensionale nella proposta di nuova direttiva sull’argomento con un prossimo prevedibile interessamento di aziende di dimensioni minori.
Un’interessante fotografia del primo anno di applicazione del Decreto in Italia, si ricava dalla lettura del primo report dell’Osservatorio Nazionale sulla Rendicontazione non Finanziaria ex D.Lgs. 254/2016 redatto da Deloitte & Touche con il supporto scientifico di SDA Bocconi. 
 
 

L’utilizzo dello Standard GRI - Global Reporting Initiative

 
La Direttiva 2014/95/UE e il D. Lgs. 254/2016 prevedono che le informazioni incluse all’interno della dichiarazione non finanziaria debbano essere rendicontate secondo lo standard di rendicontazione di riferimento o, in alternativa, secondo una metodologia di rendicontazione autonoma della quale venga fornita una chiara ed articolata descrizione della stessa e delle motivazioni per la sua adozione all’interno della dichiarazione non finanziaria.
Lo standard di rendicontazione non finanziaria maggiormente diffuso e universalmente accettato è quello elaborato dal GRI - Global Reporting Initiative.
Un punto di partenza per comprendere come utilizzare lo Standard GRI è la lettura di "Introduction to the GRI Standards" e della GRI 101: FOUNDATION 2016
Da questa guida si comprende come Global Reporting Initiative metta al centro l’”analisi di materialità” (analisi di rilevanza), intesa come principio necessario per avvicinare la rendicontazione alle attese degli stakeholder e individuare le priorità di business sulle quali le imprese devono concentrare le proprie risorse e i propri investimenti.
Approfondimenti sul tema della materialità si trovano in "The Materiality Principle: A Deep Dive
     
Il GRI è coerente con gli obiettivi previsti dalla Direttiva, e congruente con gli SDGs dell’Agenda 2030:

A questo link è disponibile la versione in italiano dei GRI STANDARDS.

 
 

La rendicontazione non finanziaria e l’evoluzione del contesto di riferimento

 
Il Financial Stability Board (FSB), organismo internazionale con il compito di monitorare il sistema finanziario mondiale, ha definito una task-force di esperti provenienti dal settore privato, con l’obiettivo di fornire indicazioni volontarie sulla disclosure, in ambito finanziario, di informazioni connesse al clima: la Task force on Climate-related Financial Disclosure (TCFD).
 
L’obiettivo principale della task-force è quello di promuovere la trasparenza affinché gli investitori possano avere le informazioni necessarie per l’analisi e la valutazione dei rischi relativi al Climate Change delle proprie scelte di investimento. Nel 2017, la TCFD ha pubblicato le sue raccomandazioni finali di supporto alle imprese nella disclosure di informazioni finanziarie connesse al clima: Recommendations of the TCFD.
 
La Commissione Europea (CE), parallelamente, ha istituito un gruppo di esperti ad alto livello sulla finanza sostenibile (High-Level Expert Group on Sustainable Finance) al fine di supportarla nello sviluppo di strategie sostenibili. Sulla base delle raccomandazioni dell’ High-Level Expert Group, la Commissione Europea ha definito un Action Plan volto all’implementazione di una strategia che permetta una sempre maggiore connessione tra finanza e sostenibilità.
 
Nell’ambito di tale Action Plan la Commissione Europea ha pubblicato a giugno 2019 le “Reporting guidelines on Climate”, ovvero delle linee guida non vincolanti per aiutare le imprese interessate a comunicare al meglio sia gli impatti delle loro attività sul clima che gli impatti dei cambiamenti climatici sulle attività aziendali.
 
Tali linee guida vanno ad integrare gli orientamenti sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario adottati dalla Commissione Europea nel 2017, ovvero delle linee guida non vincolanti che hanno lo scopo di aiutare le imprese a redigere dichiarazioni di carattere non finanziario di qualità, pertinenti, utili, coerenti e più comparabili, che possano favorire una crescita e un’occupazione sostenibile e garantiscano trasparenza agli stakeholder, in conformità con gli obblighi sanciti dalla Direttiva europea.
 
 

Gli impatti delle imprese e la creazione di valore sul territorio

 
Al fine di quantificare e valorizzare il contributo a massimizzare gli impatti positivi attraverso le proprie attività e iniziative, le imprese possono decidere di implementare un’analisi di misurazione degli impatti. I risultati di tale studio possono essere poi rendicontati dalle imprese al fine di dare disclosure del valore generato in termini, ad esempio, di ricaduta occupazionale e di contributo all’economia nazionale di riferimento.
 
Le imprese possono valutare il proprio contributo alla creazione di valore sul territorio attraverso la misurazione degli impatti diretti, indiretti e indotti:
    • l’impatto diretto si riferisce al valore generato e distribuito, in termini di PIL e occupazione (FTE), da un’impresa;
    • l’impatto indiretto si riferisce al valore generato e distribuito, in termini di PIL e occupazione (FTE), dovuto all’acquisto di beni e servizi da parte dei dipendenti dell’impresa;
    • l’impatto indotto si riferisce al valore generato e distribuito, in termini di PIL e occupazione (FTE), dovuto all’acquisto di beni e servizi da parte dei fornitori da cui i dipendenti dell’impresa acquistano beni e servizi.