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CONGIUNTURA FLASH GENNAIO 2026 - VENTI CONTRARI DA DOLLARO E INCERTEZZA: INDUSTRIA VOLATILE, EXPORT DEBOLE, INVESTIMENTI DAL PNRR

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Frecassetti Pietro
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Lunedì 26 Gennaio il Centro Studi Confindustria ha pubblicato il nuovo numero di "Congiuntura Flash".

Il quadro resta complesso: l’economia è quasi ferma, con consumi frenati dall’incertezza e un export penalizzato dal dollaro debole. A sostenere l’attività contribuiscono però l’accelerazione del PNRR, la riduzione dei tassi sovrani e una graduale risalita del credito; in questo contesto, gli investimenti restano la principale spinta potenziale al PIL, mentre l’industria continua a mostrare elevata volatilità.

Sul fronte energia, si interrompe a inizio 2026 il trend di calo del petrolio: a gennaio il prezzo risale a 65 dollari/barile in media, da 63 a dicembre. Anche il gas smette di scendere e torna su 33 euro/MWh (da 28), mantenendosi oltre il doppio dei livelli pre-2019.

A gennaio il rendimento dei BTP cala al 3,45% e scende marginalmente sotto quello francese (3,47%), pur restando sopra la Spagna (3,21%). Con il Bund in lieve aumento (2,97%), gli spread si restringono: Italia +48 punti base, Francia +50, Spagna +24. L’inflazione resta moderata (+1,9% Eurozona, +1,2% Italia) e la BCE è attesa ferma al 2,00%; negli USA la FED è in pausa dopo tre tagli (3,75%), con ulteriori riduzioni rimandate al 2026. 

Gli investimenti mostrano segnali ancora favorevoli nel 4° trimestre: i contratti di leasing crescono a doppia cifra sia per beni strumentali (+15,2%) sia per costruzioni (+15,7%). Anche il credito bancario torna ad aumentare, ma il costo per le imprese non scende più (3,52% a novembre) e la fiducia nei comparti strumentali e costruzioni si riduce a dicembre.

I consumi restano deboli nonostante il reddito delle famiglie in crescita (+1,8% nel 3° trimestre): la propensione al risparmio sale all’11,4% (da 9,9%), frenando la spesa (+0,1%). Segnali migliori arrivano dalle vendite al dettaglio (+0,6% a novembre) e dagli acquisti di auto a dicembre; l’occupazione resta su un trend espansivo.

Nei servizi la crescita rallenta: l’HCOB-PMI scende a 51,5 (da 55,0) ma resta in area positiva, mentre migliorano la fiducia delle imprese e la spesa dei turisti stranieri (+7,3%). Nell’industria, dopo il recupero della produzione a novembre (+1,5%), a dicembre il PMI torna in recessione (47,9 da 50,6), confermando un andamento volatile.

Sul fronte estero, l’export italiano resta fragile: a novembre cresce appena (+0,2%) dopo il calo di ottobre (-3,1%). Deboli Germania e Francia, negative diverse destinazioni extra-UE (USA, UK, Turchia), mentre tengono alcuni mercati UE e asiatici.

In Eurozona la crescita rimane contenuta, con PMI in calo a dicembre e industria ancora irregolare. Negli USA il PIL sorprende in positivo e le previsioni di crescita 2026 vengono riviste al rialzo, ma gli indicatori anticipatori segnalano un possibile rallentamento nel 4° trimestre. In Cina l’obiettivo di crescita 2025 (+5,0%) è centrato grazie all’export, mentre la domanda interna resta il principale punto debole.

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