Nicole Locatelli
La strada che non si vede nasce camminando
Stampa su Hahnemühle opaca, 85 × 16 cm, 2026
Opera vincitrice del PMI Photo EnterPrize 2026.
Il progetto è stato sviluppato all’interno del Calzificio M. Bresciani, impresa familiare guidata da due fratelli e radicata in una continuità generazionale che unisce padre e figli.
Il lavoro prende forma a partire dal calzino: oggetto quotidiano e, insieme, simbolico, che diventa traccia concreta di un fare tramandato nel tempo, gesto dopo gesto. Il dialogo con i titolari apre una riflessione sul futuro e sulla sua incertezza, in un contesto nel quale la macchina, precisa e instancabile, sembra destinata a sostituire la mano umana, fragile e fallibile, ma capace di grande cura.
È proprio nella tensione tra errore e perfezione che il progetto trova il proprio spazio. La strada prende forma soltanto attraverso il gesto di chi la percorre e, in questo cammino, ogni postazione di lavoro diventa un segno tangibile di attenzione: la testimonianza di una cura minuziosa che costruisce contemporaneamente l’identità del prodotto e quella di chi lo realizza.
L’immagine si costruisce attraverso il linguaggio Braille, una scrittura tattile e invisibile allo sguardo, che richiede contatto, tempo e attraversamento. Il futuro non si vede: si percorre e, solo camminando, passo dopo passo, si rivela.
Il lavoro nasce dall’osservazione dei materiali e delle abitudini che attraversano il calzificio. I calzini, uniti a coppie da sottili nastrini colorati, diventano piccoli segni di ordine e cura. Disposti su tavole di legno, trasformano il gesto industriale in un linguaggio. Una scritta affiora nell’immagine come un residuo o un’apparizione, lasciandosi comprendere pienamente soltanto attraverso il titolo dell’opera.
Camilla Aprile
Alfabeto
Stampa su carta cotone satinata, 50 × 40 cm, 2026
La simbologia impiegata nei disegni di progettazione dei quadri elettrici è un linguaggio pensato per essere trasversalmente comprensibile. L’insieme dei segni diventa un vero e proprio alfabeto: un’astrazione della componente materiale del quadro e una traduzione grafica che consente di leggerne le diverse parti.
Questo linguaggio è alla base della progettazione e sostiene un sistema di comunicazione attraverso il quale il contenuto può essere trasmesso.
Il rame, invece, è il cuore del cavo elettrico: il materiale che conduce l’energia, la trasporta e la trasforma lungo il percorso necessario alla sua distribuzione.
L’energia è invisibile, ma profondamente legata a ogni organismo vivente. Genera connessioni tra elementi diversi e, allo stesso tempo, necessita di queste connessioni per trasformarsi continuamente. Si muove sotto la superficie di ciò che appare e cambia dalle fonti primarie fino al suo impiego finale, proprio come la luce, che può diventare energia e, grazie alla fotografia, anche immagine.
Valeria Olivo
E ci sedemmo sopra un giardino
Stampa su Hahnemühle, 100 × 66,67 cm, 2026
L’opera riflette su una forma di resistenza non umana, il cui scopo è riappropriarsi degli spazi originari operando tra macerie e calcinacci, fino a rievocare memorie di geografie precedenti alle azioni dell’uomo.
Esistono forme di distruzione che riportano il territorio alle proprie origini. Altre diventano necessarie per stabilire una convivenza tra la natura selvaggia e l’essere umano, cercando modalità di confronto e contaminazione reciproca capaci di generare un luogo differente.
In questo spazio, forze divergenti fondano nuovi equilibri e aprono percorsi inediti verso altre possibilità di nascita. Dal futuro, un giardino racconta la propria prosperità, ma lo fa come se fosse già esso stesso memoria, parte di un perpetuo movimento di rinascita.
Erika Ungari
10.000 giri a.C.
Stampa fine art, 30 × 40 cm, 2026
Il progetto nasce dai risultati del Wheel Tracking Test condotto su asfalti sperimentali, nel quale lastre di bitume caratterizzate da diverse miscelazioni chimiche diventano testimonianze di una resistenza meccanica e termica.
Attraverso la calcografia manuale, il ricalco fisico trasferisce sulla carta la memoria dell’attrito. Nasce così una sorta di fotografia tattile, che non prende forma attraverso la luce, ma mediante il contatto diretto con la materia.
L’opera si compie nel confronto tra la fotografia della lastra e la sua impronta calcografica: due differenti rappresentazioni dello stesso elemento reale, capaci di restituirne rispettivamente l’aspetto oggettivo e la dimensione materica.
In questo sdoppiamento l’immagine smette di essere finzione e diventa testimone dell’incontro tra ricerca scientifica e forza fisica, trasformando il reperto tecnico in una memoria fossile del presente.
Il progetto è stato sviluppato all’interno di Iterchimica, realtà fondata nel 1967 a Suisio e oggi impegnata nella ricerca di soluzioni innovative per la manutenzione e la rigenerazione delle infrastrutture stradali. Nei laboratori aziendali, ruote pneumatiche sollecitano ripetutamente campioni di asfalto per valutarne la capacità di mantenere nel tempo la solidità della struttura.
Yuliya Vladkovska
Prima della forma
Stampa su Hahnemühle, 60 × 40 cm, 2026
Il progetto osserva l’incontro tra una linea ideale e uno spazio in trasformazione. L’idea nasce dall’utilizzo della livella laser, strumento indispensabile in cantiere, osservato nel contesto operativo di Taramelli.
Le linee laser attraversano superfici irregolari, muri incompleti e ambienti ancora in fase di definizione. Nel loro passaggio, la precisione si confronta con la materia reale, rivelando deviazioni, discontinuità e adattamenti.
È proprio in questo confronto che si definisce una relazione: tra misura e materia, tra ciò che è dato e ciò che viene costruito. Allo stesso tempo, le linee non descrivono soltanto quello che esiste, ma tracciano ciò che ancora non è visibile, anticipando una struttura e definendo uno spazio che sta per prendere forma.
Le immagini corrispondono a diverse condizioni di questo incontro: attraversamento, allineamento e deformazione. L’immagine nasce così tra ciò che è già presente e ciò che è ancora in via di costruzione.