18 maggio 2026

Crescere, per molte imprese, significa oggi anche imparare a costruire alleanze, condividere competenze e affrontare il mercato con una struttura più solida. È da questa prospettiva che si è sviluppato il nuovo appuntamento del ciclo “Valore infinito – A ogni impresa la propria governance”, promosso da Confindustria Bergamo in collaborazione con AIFI – Associazione Italiana del Private Equity.

L’incontro, dal titolo “Il fondo di private equity come strumento di valorizzazione delle filiere”, ha approfondito il ruolo delle operazioni di aggregazione nei percorsi di crescita e rafforzamento competitivo delle imprese. Un tema sempre più attuale per il sistema produttivo, soprattutto nelle filiere in cui specializzazione, capacità industriale e dimensione organizzativa diventano elementi decisivi per competere.

Le aggregazioni, quando nascono da una visione industriale chiara, non si esauriscono in un passaggio societario. Possono diventare strumenti per valorizzare competenze, rafforzare la governance, favorire continuità aziendale e costruire nuove prospettive di sviluppo, senza disperdere il patrimonio imprenditoriale e tecnico delle realtà coinvolte.

Dopo i saluti introduttivi di Marco Manzoni, Vicepresidente di Confindustria Bergamo, e Eugenio Morpurgo, Vicepresidente della Commissione M&A di AIFI, il confronto è entrato nel vivo con Federico Scalaberni, CEO di Atta Group, Corrado Ceresoli, fondatore di Ceresoli Utensili, e Alessandro Papetti, Senior Partner di Armonia SGR.

A rendere concreto il tema è stato il percorso che ha portato alla nascita e allo sviluppo di Atta Group, polo con quartier generale a Comun Nuovo, sostenuto da Armonia SGR e attivo nella progettazione e produzione di utensili speciali in diamante policristallino e metallo duro. Il gruppo rappresenta un esempio di aggregazione costruita attorno a competenze altamente specializzate, con l’obiettivo di unire know-how complementari e rafforzare la capacità industriale lungo la filiera.

Nel racconto di Federico Scalaberni è emersa una logica di crescita non fondata sulla sola acquisizione di aziende, ma sulla costruzione di una piattaforma capace di mettere in relazione realtà diverse per mercati, applicazioni e competenze. Il valore del progetto sta anche nella possibilità di trasferire conoscenza tra stabilimenti, condividere soluzioni tecniche e creare sinergie operative che rendano più efficace la risposta ai clienti.

Accanto alla prospettiva del gruppo, l’incontro ha dato spazio alla storia di Ceresoli Utensili, realtà associata a Confindustria Bergamo e radicata nel territorio, tra le prime coinvolte nel percorso di aggregazione. Specializzata nella produzione di utensili in diamante policristallino per mercati ad alta specializzazione come occhialeria, automotive, aerospazio e meccanica, l’azienda ha portato nel progetto competenze tecniche, esperienza produttiva e conoscenza diretta dei mercati di riferimento.

Attraverso la voce di Corrado Ceresoli, è emerso il punto di vista dell’imprenditore che sceglie di entrare in un progetto aggregativo più ampio. Un passaggio che richiede apertura e fiducia, ma che può offrire nuove prospettive di crescita e continuità, valorizzando il patrimonio aziendale costruito nel tempo senza cancellarne l’identità.

È proprio qui che il tema della governance diventa centrale. Integrare imprese diverse significa mettere in relazione culture aziendali, processi, competenze e modelli decisionali. La sfida non è cancellare le specificità delle singole realtà, ma creare le condizioni perché possano rafforzarsi all’interno di una strategia condivisa.

Nel confronto è emersa una lettura dell’aggregazione lontana dalla semplice somma di dimensioni o fatturati. Il valore nasce dalla capacità di mettere a sistema know-how complementari, integrare tecnologie, favorire il trasferimento di conoscenza e costruire sinergie lungo la filiera.

In questo percorso, il private equity può assumere il ruolo di partner di crescita. Non solo risorse finanziarie, quindi, ma anche supporto alla definizione della strategia, al rafforzamento dell’organizzazione, alla gestione delle fasi di integrazione e alla costruzione di una governance adeguata a sostenere lo sviluppo.

La collaborazione con AIFI ha permesso di collocare queste riflessioni in una cornice più ampia, legata alle dinamiche delle operazioni di M&A e al ruolo che i fondi possono svolgere nei processi di consolidamento delle filiere. Un tema che riguarda da vicino anche il territorio bergamasco, caratterizzato da imprese specializzate, competenze tecniche diffuse e filiere produttive articolate.

L’appuntamento si è concluso con un momento di confronto con i partecipanti e un aperitivo di networking, confermando l’importanza di creare occasioni di dialogo tra imprese, investitori e sistema associativo su strumenti e modelli di crescita sempre più rilevanti.

Aggregarsi non significa perdere identità, ma costruire nuove condizioni per crescere. Se guidate da una visione industriale chiara, da una governance solida e da partner capaci di accompagnare il cambiamento, le operazioni di filiera possono diventare un’opportunità per rafforzare competenze, mercati e prospettive di sviluppo.