05
giu
2026
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I GIORNI DELLA METALMECCANICA - 178ª INDAGINE CONGIUNTURALE DI FEDERMECCANICA

Sono stati diffusi i risultati della 178ª edizione dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica sull’Industria Metalmeccanica – Meccatronica italiana.
In questo inizio 2026, lo scenario internazionale è diventato ancora più complesso e imprevedibile, con nuove ripercussioni sull’attività produttiva nazionale. Nonostante un contesto generale dell’industria ancora debole (-0,2% la variazione congiunturale, +0,4% quella tendenziale), il settore metalmeccanico mostra segnali di reazione.
Dopo un quarto trimestre 2025 negativo, nei primi tre mesi dell’anno in corso la produzione metalmeccanica registra un recupero dello 0,8% rispetto al periodo precedente. In termini tendenziali, la crescita media è del 2,6% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso, grazie a performance positive diffuse in quasi tutti i comparti, con l’unica eccezione dei prodotti in metallo (-2,4% congiunturale). Il risultato di settore è stato trainato in particolare dalla ripresa della fabbricazione di Autoveicoli e rimorchi (+13,6% tendenziale), comparto che, nel primo trimestre 2025, aveva avuto perdite superiori al 20%. Seguono i comparti Computer, apparecchi elettronici e ottici (+5,8%), Metallurgia (+3,4%) e Macchine e apparecchi meccanici (+2,8%). Più contenuti gli incrementi per Apparecchiature elettriche (+0,8%).
Per quanto riguarda i dati locali, in base alle elaborazioni dell’Ufficio studi di Confindustria Bergamo, nel primo trimestre del 2026 la congiuntura evidenzia segnali ambivalenti. Per il secondo trimestre consecutivo risulta decisamente negativa la variazione tendenziale della produzione per la siderurgia, pari a -7,3%, un dato sensibilmente peggiore rispetto alla crescita registrata a livello lombardo, pari a +3,1%. Anche in prospettiva, il comparto si conferma particolarmente esposto all’andamento dei prezzi energetici, in un contesto in cui i consumi di acciaio nel primo trimestre 2026 non hanno consolidato la crescita osservata nel 2025 sul mercato italiano ed europeo.
Segnali decisamente più promettenti emergono invece dalla meccanica, che registra un incremento del +2,9%, confermando il percorso di recupero avviato sul finire dello scorso anno e allineandosi alla media regionale. All’interno del settore si osservano tuttavia dinamiche più articolate. La produzione di macchinari industriali e beni strumentali risente soprattutto dell’incertezza, dei possibili rialzi dei tassi di interesse e delle oscillazioni dei cambi, variabili che possono frenare le decisioni di investimento, in particolare sui mercati esteri. Al contrario, l’elettrificazione e la componentistica elettrica continuano a beneficiare della traiettoria strutturale della transizione energetica, risultando relativamente meno vulnerabili agli effetti immediati dell’attuale scenario economico e geopolitico. Permangono tuttavia alcuni elementi di attenzione legati ai prezzi e al reperimento di specifiche materie prime, tra cui l’alluminio: i Paesi del Golfo rappresentano circa l’11% della capacità produttiva mondiale di questo materiale e costituiscono il secondo polo dopo la Cina. Alcune criticità riguardano anche il rame, il cui mercato continua a incorporare nelle quotazioni una futura scarsità connessa alle prospettive di sviluppo dell’elettrificazione. Il settore dei mezzi di trasporto mostra una contenuta risalita, pari a +1,9%, senza tuttavia imboccare un percorso di crescita stabile e continuativo.
L’indagine periodica di Federmeccanica sul business sentiment delle imprese bergamasche evidenzia un contenuto peggioramento rispetto al trimestre precedente. Il saldo tra le aziende che segnalano un aumento della produzione e quelle che ne indicano una diminuzione risulta leggermente negativo, pari a -6. Permane quindi una condizione di stabilizzazione su livelli complessivamente ritenuti insufficienti, come confermato dal saldo negativo tra giudizi soddisfacenti e insoddisfacenti, pari a -25.
Anche le aspettative sull’andamento della produzione per il secondo trimestre mostrano un ulteriore ridimensionamento, collocandosi al di sotto della soglia di parità, con un valore pari a -4. Il 22% delle aziende prevede una possibile contrazione dell’attività produttiva nei mesi successivi, quota in forte aumento rispetto al 5% rilevato a fine 2025.
Circa due terzi delle imprese metalmeccaniche bergamasche dichiarano inoltre che il conflitto in Medio Oriente ha avuto un impatto significativo sull’attività aziendale. Le principali conseguenze sono riconducibili all’incremento dei costi energetici e di trasporto. Seguono l’allungamento dei tempi di consegna da parte dei fornitori, la contrazione della domanda sui mercati esteri e le difficoltà di approvvigionamento. Per quanto riguarda l’aumento dei costi energetici, quasi la metà delle imprese (44%) indica un impatto rilevante sul margine operativo, in linea con quanto rilevato a livello nazionale.
La valutazione dell’evoluzione dei principali fattori di rischio risulta prevalentemente orientata a un peggioramento, con una forte incertezza e difficoltà nell’elaborare previsioni attendibili.
Dichiarazione di Agostino Piccinali, Presidente del Gruppo Meccatronici di Confindustria Bergamo
“Nel complesso, il quadro congiunturale del settore metalmeccanico conferma una fase di grande incertezza, caratterizzata da una domanda discontinua e andamenti fortemente differenziati tra imprese e comparti. E’ significativo che le aziende meglio posizionate su mercati dinamici, come quelli legati all’elettrificazione, continuino a mostrare segnali di crescita. Altre realtà risentono invece maggiormente della debolezza congiunturale interna, della fragilità di alcuni mercati esteri e dell’aumento della selettività della domanda. Per tutti restano centrali i fattori di costo, in particolare per materie prime, energia, componentistica e rischio cambio, tanto più che, nell’attuale situazione, l’aumento dei volumi non si traduce necessariamente in un miglioramento della redditività. Le imprese si trovano così ad affrontare una difficile sfida: spingere sugli investimenti e su una ottimale gestione delle competenze con margini sotto pressione in un contesto ancora fragile e caratterizzato da estesi scenari di guerra. A ciò si aggiunge la mancanza, sia a livello nazionale sia europeo, di una strategia incisiva e di una visione di medio-lungo periodo a sostegno del manifatturiero. Misure capaci di rafforzarne la competitività, favorirne il rilancio e restituire fiducia agli operatori del settore appaiono oggi più necessarie che mai”.