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04

dic

2025

News - IMPRENDITORE - MANAGER - OPERATORE

GRUPPI INDUSTRIALI BERGAMASCHI E BRESCIANI: NEL 2024 IN CALO RICAVI E MARGINALITÀ, MA STRUTTURA PATRIMONIALE E LIQUIDITÀ GENERATA RESTANO I PUNTI DI FORZA; IN TENUTA IL 2025

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Mercoledì 3 dicembre, presso il Castello di Malpaga, è stata presentata l’indagine condotta da Confindustria Brescia e Confindustria Bergamo: “Nel cuore della manifattura – Un’analisi economico-finanziaria dei primi 200 gruppi industriali di Bergamo e Brescia”. L'evento è stato moderato dalla giornalista Stefania Scordio e ha visto la partecipazione di Giovanna Ricuperati (Presidente Confindustria Bergamo), Paolo Streparava (Presidente Confindustria Brescia), Pietro Vargiu (Country Manager Coface Italia) e Antonio Solinas (Deloitte Advisory Partner), insieme agli interventi tecnici di Davide Fedreghini (Centro Studi Confindustria Brescia) e Pietro Frecassetti (Centro Studi Confindustria Bergamo).

Struttura patrimoniale e liquidità generata dalla gestione operativa continuano a essere i principali punti di forza della piattaforma manifatturiera bergamasca e bresciana, nonostante i risultati economici del 2024 evidenzino una flessione sia dei ricavi che del Margine Operativo Lordo; su tale dinamica continuano a pesare, in particolare, il calo della domanda internazionale e le incertezze geopolitiche a livello mondiale, che gravano soprattutto sulla siderurgia e su buona parte della filiera metalmeccanica. Positiva, nello scorso anno, anche la voce investimenti, in aumento del 7,6%.

In fase prospettica, invece, emerge per il 2025 in chiusura una sostanziale tenuta dei valori del 2024, con ampie differenziazioni settoriali, mentre per il 2026, l’85% dei gruppi si attende una ripresa dei ricavi e del margine operativo, pur moderata.

I primi 200 gruppi industriali bergamaschi e bresciani a vocazione manifatturiera registrano nel 2024 ricavi complessivi pari a quasi 44 miliardi di euro e danno lavoro a 138mila dipendenti. Queste realtà rappresentano uno dei segmenti produttivi più avanzati e innovativi a livello nazionale ed europeo, e si caratterizza poi per un’elevata proiezione internazionale, certificata dalla quota del volume d’affari realizzata al di fuori dell’Italia, pari al 65% del fatturato totale.

Il dettaglio


I principali risultati emersi:

  • I ricavi sono in flessione del 2,4% sul 2023, evidenziando una nuova contrazione, anche se di intensità minore a quella sperimentata nel 2023 sul 2022. I comparti metalmeccanici sono in sofferenza, a fronte di una maggiore tenuta dell’alimentare e del chimico. 
  • Il MOL è in diminuzione dell’8,4%, penalizzato, in particolare dalla performance della siderurgia (-56,8%) e dell’intera filiera metalmeccanica.
  • Il differenziale ROI-ROD (leva finanziaria) passa dal 3,8% nel 2023 all’1,8% nel 2024 avvicinandosi “pericolosamente” allo zero. Per la siderurgia tale indicatore è addirittura negativo (-4,2%).
  • La patrimonializzazione si conferma come vero e proprio punto di forza: la quota dei mezzi propri sul totale del capitale investito è pari a 54,6%, confermando quanto già sperimentato negli anni precedenti.
  • La liquidità generata dalla gestione operativa, pur in frenata rispetto al 2023 (-12,6%), è più che sufficiente a coprire le uscite monetarie destinate agli investimenti e al rimborso dei finanziamenti in precedenza contratti. 
  • Gli investimenti (in immobilizzazioni materiali e immateriali) si connotano per un incremento (+7,6% sul 2023), un movimento in controtendenza rispetto ai principali aggregati di Conto Economico, tutti in diminuzione rispetto all’anno precedente. Un dato di per sé positivo, ma che potrebbe avere ripercussioni nel biennio 2025-2026. Infatti, come evidenziato nell’indagine (si veda sotto), una quota non marginale dei gruppi presi in considerazione ha optato per un rinvio degli investimenti programmati, o per una loro riduzione o per una loro revisione/riallocazione, sulla scia dell’elevata incertezza di natura geopolitica, di mercato e normativa.
  • Nel complesso, la eterogeneità (fra e nei settori) è elevata: la performance dei gruppi è funzione non solo del settore di appartenenza, ma anche di altri fattori (come i mercati serviti e le nicchie in cui sono inseriti).

Indagine sulle prospettive:

  • Nel 2025 i gruppi industriali stimano una sostanziale tenuta dei valori del 2024 (ricavi +0,3%; MOL -0,8%). Si confermano notevoli differenziazioni settoriali: meccatronica e metallurgia vicine allo zero, ma con ampia dispersione, chimica positiva, gomma-plastica in difficoltà e comparto dei mezzi di trasporto negativo.
  • Mercati: tre gruppi su cinque segnalano un calo del fatturato nel 2025 in Germania, l’andamento peggiore tra le aree geografiche indagate. Anche la Cina (come mercato di sbocco per questi operatori) si conferma in rallentamento, mentre gli USA sono nel complesso positivi, nonostante un quinto dei gruppi segnali un calo dei ricavi di oltre il 10%. Tra gli emergenti, bene India e MENA.
  • L’incertezza – dovuta principalmente a fattori geopolitici e di mercato, ma anche normativi – ha comportato che solo un gruppo su tre non ha modificato i propri piani di investimento.
  • Per il 2026, circa l’85% dei gruppi si attende una ripresa dei ricavi e del margine operativo. Tuttavia, la risalita è moderata, con oltre la metà dei gruppi che indica un valore compreso tra lo 0% e il 5%.
  • Segnali più contrastanti dagli investimenti: un gruppo su quattro prevede una riduzione degli stessi – forse alla luce anche dell’incremento registrato nel 2024 – ma circa un terzo degli operatori segnala una crescita robusta superiore al 5%. Il 29% dei gruppi è concentrato su operazioni straordinarie.

 

Le dichiarazioni


Giovanna Ricuperati, P
residente Confindustria Bergamo 

“Grazie a questa nuova analisi, possiamo monitorare con una visione più ampia l’evoluzione di una delle aree manifatturiere più importanti d’Europa e metterne a fuoco prospettive e criticità. Dalla lettura dell’andamento dei grandi gruppi industriali delle province bergamasche e bresciane giunge la conferma della difficile congiuntura che stanno vivendo le nostre imprese, in particolare nella metalmeccanica, sulla quale stanno pesando in modo molto negativo sia le scelte europee riguardanti il comparto automotive sia la perdita di competitività dovuta al prezzo dell’energia decisamente superiore rispetto ai produttori esteri. In un quadro caratterizzato da molte ombre, emerge come nota positiva la forte patrimonializzazione, tratto distintivo di un sistema imprenditoriale solido e radicato, a cui si aggiungono alcuni segnali incoraggianti sul fronte degli investimenti - nonostante la politica industriale di corto respiro - e le aspettative più positive per il 2026. All’interno di questo scenario di incertezza globale, gli investimenti sono principalmente orientati all’efficienza interna all’organizzazione, senza tuttavia dimenticare l’importanza della diversificazione dei mercati e le operazioni di finanza straordinaria”.

Paolo Streparava, Presidente Confindustria Brescia

“I dati emersi dai bilanci dei primi 200 gruppi industriali bresciani e bergamaschi tra 2024 e 2025 non sono entusiasmanti, ma come imprese continuiamo a resistere ogni giorno. Nel biennio in questione hanno continuato a pesare situazioni come il rallentamento del mercato tedesco, ma anche un costo del lavoro che rimane alto, a fronte invece di un cuneo fiscale ancora fermo e di un PNRR che non si é realizzato come ci aspettavamo. Molte aziende oggi hanno capacità produttiva inespressa: per un’inversione di rotta servirebbero poche cose fatte bene e subito, come una nuova 4.0 con indicazioni e procedure chiare. In altre parole, servono risposte certe, in tempi brevi. Viceversa, l’Italia rischia di faticare a riprendersi. In tale contesto, il nostro compito, come territoriali di Confindustria, è quello di continuare a fare sistema e stare vicino alle nostre imprese, anche con progetti comuni tra Bergamo e Brescia, che stiamo portando avanti in questi anni”.

Antonio SolinasDeloitte Advisory Partner

“In un periodo caratterizzato dal susseguirsi di forti tensioni a livello geopolitico e commerciale per le imprese bresciane e bergamasche sarà sempre più importante adottare un approccio innovativo dei modelli di business. Per attutire i rischi nella pianificazione strategica è imprescindibile diversificare verso nuovi mercati, razionalizzare la supply chain per migliorare la gestione degli approvvigionamenti e puntare sulla valorizzazione del brand in termini di riconoscimento del Made in Italy. Come indicato nello studio Deloitte ‘Politiche commerciali protezionistiche e frammentazione’ sarà importante per le aziende elaborare scenari, pianificare e riorganizzare le proprie global value chain per acquisire capacità di adattamento al carico daziario e alle misure di politica commerciale. Altrettanto fondamentali, in prospettiva, sono gli investimenti in tecnologie innovative, che permettono di contenere i costi produttivi e rispondere alle esigenze dei mercati più competitivi”.

Pietro Vargiu, Country Manager Coface Italia 

“L’economia italiana continua a scontare nodi strutturali che frenano il potenziale di crescita: produttività stagnante, dimensioni medie delle aziende inferiori a quelle di altri Paesi avanzati, ritardi negli investimenti, carenza di competenze tecniche e forte dipendenza dai principali mercati esteri, oggi in evidente rallentamento. Secondo la Risk Review di Coface, tra i principali player mondiali nell’assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale, nella prima metà del 2025 le economie avanzate hanno registrato un aumento delle insolvenze del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, variazione che sale all’11% in Europa. Ci si attende un incremento anche nel resto dell’anno, per poi stabilizzarsi progressivamente nel 2026. Questo conferma un contesto selettivo, con pressioni sui margini e sulla capacità delle imprese di programmare. In uno scenario segnato da incertezza geopolitica, domanda debole e concorrenza internazionale in crescita, è fondamentale valutare la solvibilità dei clienti e individuare nuove opportunità. Coface supporta le imprese con assicurazione del credito, business information, cauzioni e recupero crediti, strumenti essenziali per tutelare liquidità e competitività”.