Energia

25

mar

2026

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RAPPORTO DI PREVISIONE "GUERRE, DAZI, INCERTEZZA: A RISCHIO LA CRESCITA" - CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA

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Frecassetti Pietro
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Il 25 marzo 2026 il Centro Studi Confindustria ha pubblicato un nuovo rapporto di previsione.

Lo scenario macroeconomico resta segnato da forte incertezza, già elevata per i dazi USA del 2025 e aggravata dalla guerra in Iran scoppiata il 28 febbraio 2026. Nello scenario base del CSC si assume che il conflitto termini entro marzo; se invece si prolungasse, gli effetti sull’economia italiana e globale sarebbero molto più pesanti.

Per l’Italia, il CSC prevede una crescita del PIL pari a +0,5% nel 2026 e +0,6% nel 2027, con una revisione al ribasso rispetto alle stime di ottobre. La crescita resterebbe modesta, trainata soprattutto da consumi e investimenti. L’aumento dei prezzi energetici è il principale canale di trasmissione del conflitto: il Brent è visto a 78 dollari nel 2026 e il gas europeo a 41 euro/MWh, con rientro nel 2027. Per l’Italia ciò implica un’accelerazione dell’inflazione a +2,5% nel 2026 dopo +1,5% nel 2025, con picco vicino al 3%, e un rientro a +2,2% nel 2027.

I consumi delle famiglie rallentano a +0,7% nel 2026, frenati da minore potere d’acquisto e maggiore risparmio precauzionale; lo stesso ritmo è previsto nel 2027. Le esportazioni crescono solo del +0,6% nel 2026, penalizzate da domanda mondiale debole, rincaro dell’energia e costi di trasporto, per poi risalire a +1,8% nel 2027. Gli investimenti restano positivi ma in decelerazione: +2,3% nel 2026 e +1,3% nel 2027. Sul mercato del lavoro l’occupazione rallenta e il tasso di disoccupazione, sceso al 5,1% a gennaio 2026, è previsto al 5,8% nel 2026-2027.

Scenari alternativi. Il CSC affianca allo scenario base altri due scenari peggiorativi. Nello scenario B, con guerra fino a giugno 2026, il PIL italiano sarebbe fermo nel 2026 e crescerebbe appena dello +0,1% nel 2027. L’export entrerebbe in calo, gli investimenti si indebolirebbero sensibilmente e la BCE sarebbe costretta a rialzare i tassi di 1 punto nel 2026. Nello scenario C, con conflitto protratto fino a fine anno, l’Italia entrerebbe in recessione: -0,7% nel 2026 e -0,1% nel 2027. In questo caso peggiorerebbero tutte le componenti della domanda, con forte calo di export e investimenti, maggiori costi energetici per le imprese e una nuova stretta monetaria BCE di 2 punti. In sintesi, lo scenario base evita la recessione, ma resta esposto a rischi al ribasso rilevanti.

Al seguente link è possibile scaricare il rapporto completo:

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